Il Natale… senza Gesù

Abbiamo appena lasciato alle spalle il tempo liturgico del Santo Natale e proprio continuando il nostro cammino alla luce della conversione del Papini donataci dal Cardinal Comastri, ecco la provocazione che ci viene offerta e che ci fa fare il nostro esame di coscienza su come abbiamo vissuto questo dono di Dio che si fa Bambino e cosa è cambiato nella nostra vita quotidiana. Leggiamo: “Diventato cattolico, Papini si scontra subito con una difficoltà: il modo con cui i cristiani celebrano il Natale lo scandalizza. E rilancia con molta forza un’affermazione di Angelo Silesio, un protestante tedesco del Seicento, che dopo la sua conversione al cattolicesimo divenne Frate minore e poeta: “Anche se Cristo nascesse dieci, mille e diecimila volte a Betlemme, a nulla ti gioverà se non nasce almeno una volta nel tuo cuore”. Giovanni Papini non si stancherà di ripeterlo. Con lui anche un noto scrittore: Curzio Malaparte pubblicherà questo testo, scritto nel 1954, che propongo: “Tra pochi giorni è Natale e già gli uomini si preparano alla suprema ipocrisia. Perché nessuno di noi ha il coraggio di dire che il secolo, il mondo non è mai stato così poco cristiano come in questi anni. La ragione è semplice: nessuno di noi osa riconoscere che la magniloquenza degli uomini politici, la grande parata dei sentimenti evangelici, le processioni interminabili dei falsi devoti servono soltanto a nascondere questa terribile verità: gli uomini non sono più cristiani. Cristo è morto nell’anima dei suoi figli. L’ipocrisia è discesa dalla politica fino alla vita sociale, familiare e individuale. Siamo pieni di orgoglio e di vanità; non ci importa niente di chi soffre. E poi, tranquillamente, celebriamo il Natale”. E continua: “Io vorrei che il giorno di Natale il panettone diventasse carne rovente sotto il nostro coltello e il vino diventasse sangue e avessimo tutti per un istante l’orrore del mondo in bocca, questo mondo che stiamo devastando noi. Vorrei che il giorno di Natale i nostri bambini ci apparissero all’improvviso come saranno domani, fra alcuni anni, se non oseremo ribellarci a questa diseducazione generale che stiamo dando ai giovani. Io vorrei che la notte di Natale, in tutte le chiese del mondo, un povero prete si levasse in piedi e gridasse: “Via da questa culla, falsi,  bugiardi, a piangere sulle vostre culle dei vostri bambini che non volete e che non sapete educare”. Se il mondo soffre è anche per colpa vostra che non osate difendere la giustizia e la bontà e avete paura di essere cristiani fino in fondo! E io che non lo sono non  me ne sono accorto. Io vorrei che quel prete avesse la forza di dire: “Via da questa culla, ipocriti! Questo bambino che è nato per salvare il mondo ha orrore di voi, perché non volete essere salvati”. Tutto questo è diventata un’operazione culturale, per rendere il Natale una semplice “festa d’inverno”, caratterizzata dal divertimento e dai regali… ma senza però alcun riferimento a Gesù. Una sintesi di questo fatto l’ha ben interpretata Chiara Lubich, che ha intitolato un suo libro: “Hanno sloggiato Gesù”.

Questo è il contesto nel quale noi celebriamo il Natale. E lo dobbiamo sapere. Saremmo ingenui se non prendessimo coscienza di questo fatto, ma non ci dobbiamo scoraggiare. Anzi deve servirci come ulteriore impegno per vivere con maggior consapevolezza la nostra fede; noi dobbiamo ripresentare la provocazione bella e salutare del Natale, che resta la più grande contestazione dell’egoismo e dell’orgoglio umano mai apparsa sulla terra. Ecco il nostro impegno in questo cammino di fede che ci attende: stupirci e diventare segni di contraddizione in mezzo ai nostri fratelli mostrando la gioia che ci è stata donata attraverso questo evento: Dio si è fatto bambino per farci suoi figli. Pace e bene!

Don PierLuigi