La Parola al Parroco – 23 Aprile 2017

AVER FEDE: COME?

Dopo aver celebrato il mistero della nostra fede: la passione, morte e risurrezione di Gesù, vorrei riprendendo gli scritti del Beato Charles de Foucauld, riscoprire insieme il valore della fede. Il Cristo risorto ci chiede di diventare testimoni della sua risurrezione in mezzo ai fratelli. La Pasqua che abbiamo vissuto ha senso se la nostra vita verrà vissuta nella gioia e nel valore di essere segni contraddizione in mezzo ai fratelli. La prima provocazione in questo cammino e alla luce della Pasqua è questo invito che il Beato Charles ci offre meditando su questo versetto di Mt5,12: “Rallegratevi ed esultate quando vi perseguiteranno…”“Occorre della fede. Lo si sa… si sa che essere perseguitato, schernito, battuto, condannato, spogliato, è camminare con la mano nella mano di Nostro Signore, ciò che è il bene dei beni, la felicità perfetta, il più grande favore che si possa ricevere sulla terra dopo il battesimo, l’Eucaristia e la perseveranza finale… Ma nella pratica, come si dimentica ciò! Come tutti questi pensieri sì veri scompaiono alla minima ingiustizia, al minimo torto che ci fanno, spesso anche all’ombra di tutto ciò!… Supplichiamo Dio di consolidare in noi la fede affinché diventi in noi un’abitudine, una pratica di veder tutto con gli occhi della fede e affinché regni nei nostri spiriti e nei nostri cuori al posto della natura corrotta e delle massime e dei gusti del mondo… Mio Dio, dammi la fede, una fede pratica, una fede sempre vigilante; fammi vedere tutto con gli occhi della fede!”.Come vivere questa beatitudine dopo aver vissuto con gli occhi della fede la risurrezione di Gesù? Gesù qui si rivolge con il pronome del “voi”. E’ il voi della Chiesa, destinataria della nona, perfetta beatitudine. Gesù ci chiama a far vivere col nostro esempio e la nostra vita ciò che proclama e alla luce della sua vita stessa. Questa persecuzione fa nascere il “voi” della chiesa, in tutto simile al proprio maestro, battezzata nel suo battesimo. Gesù invita i suoi discepoli ad essere il sale della terra che hanno ricevuto lo stesso sapore di Cristo. Come i discepoli anche noi siamo invitati, nelle difficoltà, invece di abbatterci, sentirsi identificati al Signore: con gioia dobbiamo vivere la beatitudine di essere con Lui e come Lui. Ci fa sale della terra, ci dà il suo sapore per offrire alla terra l’identità di essere figli di Dio Padre. Essere annunciatori e vivere alla luce della risurrezione di Cristo ci deve spingerci a testimoniare con la vita, come scrive anche S. Paolo, “di compiere in sé ciò che manca ai patimenti di Cristo per la salvezza della chiesa”. Essere insultati è la prima forma di persecuzione, la più grave: perdere la faccia. La spada uccide il corpo, l’insulto la dignità di persona. Il disonore non a caso si associa spesso al suicidio. Qui invece Gesù lo proclama come un segno di grandissima dignità: siamo stimati degni di essere come il Signore, che ha perso la faccia e la vita per noi. Per questo gli apostoli, dopo aver per la prima volta sperimentato la fustigazione, uscirono dal sinedrio lieti per l’onore di essere disonorati a causa del nome di Cristo risorto.

Pertanto dopo aver celebrato la Pasqua iniziamo questo cammino di evangelizzazione in mezzo ai nostri fratelli tiepidi e diventiamo una provocazione di speranza e di fede per il loro e nostro cammino di fede. E’ la domenica della Divina Misericordia , lasciamoci ricoprire da questa bontà di Dio e diventiamo vera luce e sale fra i fratelli. Pace e bene!  Don PierLuigi