Oratorio: vedrai che bello!

Abbiamo terminato di festeggiare l’inizio della vita oratoriana. L’oratorio è il polmone della Parrocchia: ecco pertanto la domanda che un povero parroco, che desiderava tanto restare un “prete d’oratorio”, si pone: che tipo di respiro c’è nella parrocchia? Ho vissuto queste feste oratoriane e cosa provo nel mio cuore? Per prima cosa ringrazio Don Andrea per l’entusiasmo e l’attenzione che ci ha messo per far capire ai ragazzi e agli educatori (almeno quelli che hanno accettato di mettersi in gioco) che vivere l’oratorio è essere aperti al bello. Però per raggiungere questa meta occorre l’aiuto di tutti, la collaborazione fra la così detta “la comunità educante”. Parrocchia e famiglia, allenatori e educatori, catechisti e giovani: devono indirizzare i ragazzi all’incontro con Gesù. La comunità educante al completo deve seguire l’esempio di Giovanni Battista che indica l’importanza di seguire Gesù e aiutare i ragazzi a riconoscerlo presente nella loro vita di tutti i giorni: a casa, a scuola, nella pratica sportiva, negli impegni quotidiani, nei momenti belli e in quelli difficili e faticosi.

E’ davvero bello l’oratorio che aiuta i ragazzi a vedere il bello della vita. Con la preghiera aiutiamo i ragazzi a fare emergere dal profondo di se stessi  la bellezza che abita la loro vita. Per arrivare a ciò c’è solamente una strada: aiutare i ragazzi a capire che è bello incontrare Gesù, che è bello stare con Gesù, che è bello permettere a Gesù di amarci e farci perdonare. “Ecco l’Agnello di Dio!”: ossia guardare a Gesù Eucaristia. Domenica osservavo il modo di partecipare alla Santa Messa dei ragazzi e degli adulti, tutto mentre don Andrea metteva tanto entusiasmo e forza per far capire a tutti i presenti la bellezza dello stare con Gesù. Ebbene ho dovuto abbassare gli occhi e far entrare nel cuore le varie esortazioni e provocazioni che venivano proposte per permettere a Gesù di entrare nel mio cuore ed elevare contemporaneamente a Dio una preghiera perché Gesù potesse trovare ancora un cuore capace di accoglierlo. Notavo con amarezza la grande indifferenza che era presente in tanti ragazzi, educatori e adulti. Da qui è sorto il desiderio di pregare e voler comunicare con questo scritto la mia amarezza e il mio sogno: aiutare tutti a lasciarsi amare da Gesù ed avere questa sete di stare e pregare con Gesù. L’amarezza più grande è stata poi quella di vedere questi ragazzi che durante la celebrazione eucaristica, sia durante l’annuncio della parola, sia durante l’omelia e anche durante la consacrazione, comunicarsi con grande superficialità ed indifferenza a ricevere la santa comunione. Nel profeta Ezechiele leggiamo: “Se io dico al malvagio, malvagio tu morirai e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te”. Ecco ciò che come comunità educante (parrocchia, oratorio, educatori, genitori…) dobbiamo fare: aiutare questi ragazzi ad incontrare Gesù, ad amare Gesù e non lasciarsi vincere dall’indifferenza e superficialità perché la fede “è una cosa seria” e chiede di ascoltare, amare e servire Gesù. Anche a noi Gesù ci dice “Venite e vedete!”. Gesù abita nel nostro cuore se glielo permettiamo, abita nelle persone che ci vivono accanto tutti indistintamente, cammina accanto a noi e ci dice: “Coraggio, con me vicino non devi aver paura”. Questo Gesù ci invita al vedrai che bello ci chiede di collaborare con Lui perché tutti possano gustare questa sua amicizia. Trasformiamo davvero l’oratorio come questo “polmone” della parrocchia e diamo aria alla nostra comunità perché sappia sorridere alla vita, all’amore e alla bontà misericordiosa di Dio Padre. Non lasciamoci attrarre dall’egoismo o dall’indifferenza perché l’indifferenza ci rende “assassini” e rischiamo di cadere in ciò che ci ha detto il profeta Ezechiele. Pace e bene.

Don PierLuigi