La gioia della fede

Abbiamo ancora negli occhi e nel cuore il dono più grande della nostra fede: Dio si è fatto uomo perché è un innamorato di questa creatura che ha creato a sua immagine e non vuole lasciarla in balia del peccato, ed ecco che siamo chiamati a vivere la nostra quotidianità alla luce della fede di questo incontro con Gesù, il nostro salvatore. Che gioia c’è nel nostro cuore e quanto credo al valore di accogliere in me questo Dio Bambino? Ci lasciamo aiutare ancora, nel nostro cammino di fede e nel desiderio di vivere questo stare con Gesù e fare di Lui il nostro tutto, dal Cardinal Comastri che ci offre la conversione di Papini che avevamo lasciato nella sua lotta interiore alla ricerca di qualcosa di vero che lo aiuti a dare un senso alla sua vita. Ebbene  ci dice il Cardinal Comastri: “Che cosa stava per accadere nell’animo di Papini non lo sappiamo. Diverse circostanze stavano per aprire il cuore dello scrittore all’incontro con Cristo: la prima guerra mondiale con il suo carico di tragedie; il rimorso di averla invocata; la Prima comunione della sua bambina e la dolcezza cristiana della moglie; i rimproveri e gli stimoli continui dell’amico Giuliotti; le buone letture… quel che è certo è che nel 1921 egli era un cattolico fervente, letteralmente  innamorato di Cristo. La stessa figlia Viola attesta che il papà, pentito, un giorno le dice: “Viola, mi fido soltanto di te. Mi son fatto rendere da Valleccchi tutti i volumi delle “Memorie d’Iddio”: bruciali tutti, che non ne resti nemmeno una copia!”. Quindi sceglie di testimoniare la sua fede in un’opera, la “Storia di Cristo” nella quale racconta la gioia e lo stupore dell’incontro con Dio. Arriva a scrivere: “In quel tempo di febbre e di orgoglio, quegli che scrive offese Cristo come pochi prima di lui avevano fatto, dopo lunghi mesi di concitati ripensamenti, ad un tratto, interrompendo un altro lavoro, quasi sollecitato e sospinto da una forza più forte di lui, cominciò a scrivere questo libro di Cristo, che ora gli sembra insufficiente espiazione di quelle colpe”. Che cambiamento! Dopo aver incontrato Cristo, tutto il resto gli parve in ombra. Così scrive Papini: “Quello che fu prima di Cristo può essere bello, ma è morto. Ci si scalda per Cesare o Platone, ma sono morti, Cristo, invece, è vivo in noi. C’è ancora chi lo ama e chi lo odia. C’è una passione per la passione di Cristo e una per la distruzione. E l’accanirsi di tutti contro di Lui dice che Egli non è ancora morto, anzi è risorto”. Questo è la convinzione di Papini che lo riempie di gioia: Cristo è vivo! Arriva anche a sostenere: la sua memoria è dappertutto: sui muri delle chiese e delle scuole, sui campanili e sui monti, a capo dei letti e sopra le tombe… milioni di croci rammentano la morte del Crocifisso. Non vi stupisce? Raschiate gli affreschi delle chiese, portate via i quadri dagli altari e dalle case e la vita di Cristo riempirà i musei e le gallerie. Per quanto si faccia-scrive ancora il Papini- Cristo è una fine e un principio, un abisso di misteri divini in mezzo a due tronconi di storia umana”.

Questa conversione di Papini può darci il desiderio di fermarci ancora una volta di fronte al mistero del Santo Natale, riscoprire questo Dio che si fa uomo nonostante la nostra indifferenza  e desiderare di fare di Cristo la nostra certezza: il senso del nostro vivere sta in questo amore del crocifisso che desidera la nostra amicizia. E’ giunto il momento di smetterla di giocare a dire di credere se Gesù non trova spazio nella nostra vita quotidiana, anche noi siamo come gli abitanti di Betlemme che non si sono accorti del grande dono che Dio stava loro offrendo: la nascita del Salvatore. Non vergogniamoci del dono della fede, diventiamo annunciatori di speranza,  eliminiamo le tenebre del peccato per rivestirci delle armi della luce che è il Cristo crocifisso e risorto. Pace e bene!

Don PierLuigi