Natale: speranza di liberazione

Anche in questa settimana ci fermiamo a riflettere sul Natale di Gesù, o meglio sulla rivoluzione che Gesù ha portato nel mondo e lo facciamo seguendo ancora la riflessione del Cardinal Comastri. Scrive: “Prima di entrare più profondamente in questo mistero affascinante, è importante capire che cosa si perde nel momento in cui ci allontaniamo dal Bambino di Betlemme. Al tempo in cui nacque Gesù non esisteva forme di rispetto nei confronti dei più piccoli. Alle porte di molte città (Roma, Atene, Sparta…) si trovava la “rupe dell’esposizione”: i bambini non desiderati – quelli deformi, ma non solo – potevano essere gettati dalla rupe e fatti morire.  Il rispetto per i bambini è entrato con il cristianesimo (oggi viviamo questo rispetto?). Gesù è arrivato a dire: “Qualunque cosa avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avrete fatto a me”. E’ una rivoluzione. Quando ci si allontana da Betlemme, inevitabilmente ci si allontana anche dall’amore per i più piccoli. Non vi accorgete che ormai il bambino nel cassonetto non scandalizza più nessuno? Ma anche la liberazione della donna parte con il Figlio di Dio e lentamente si afferma nella storia. Quando è nato Gesù, l’universo femminile era umiliato. Aristotele, carico di meriti in tantissimi campi, insinuava in una sua opera: “dubito che la donna abbia l’anima come l’uomo”. Gesù nasce da una Madre Immacolata, per sottolineare la potenziale grandezza di ogni donna. E per ricordare che è la donna a custodire la bellezza dell’umanità. Se si infanga la donna, come si è tentati oggi, il mondo diventa immediatamente più brutto. Il cristianesimo porta ovunque la rivoluzione dell’amore. Gesù invita ad amarvi a vicenda, anzi ad amare anche i nostri nemici, chi ci fa del male, affrontare il male con il bene. Dobbiamo chiederci: che cosa conta davanti a Dio? Cos’è importante davanti a Lui? Betlemme ci ricorda che una mangiatoia destinata agli animali diventa il luogo capace di accogliere il Figlio di Dio fatto uomo: c’è da rimanere confusi e pieni di emozione di fronte a tanta umiltà. Papini aveva scritto una pagina provocatoria a proposito della stalla di Betlemme: “Andateci  voi a vedere: una stalla resta sempre e comunque una stalla”. Quale lezione si nasconde dietro la scelta di Betlemme? E? una scelta che contesta il mondo di oggi, che contesta un’assurda corsa al denaro e al potere, che contesta la montagna di orgoglio che ha trovato dimora in noi. Betlemme è la grande contestazione dell’egoismo e dell’arroganza. Ecco la grande lezione del Natale: Gesù ci ha testimoniato che Dio è amore, che l’Onnipotenza di Dio è l’onnipotenza dell’amore. Ma attenti: nella visione di Dio l’amore è dono, dono di sé; e dove non c’è dono di sé non c’è amore. Dio conosce soltanto il verbo “donare”! Ma chi non dona non possiede nulla ed è per questo che Dio ha scelto la povertà, perché egli è dono infinito. Accorre far nascere Gesù nel nostro cuore! Papini scrive: “Questo miracolo nuovo non è impossibile; purché sia desiderato, purché sia cercato, purché sia voluto, purché sia aspettato, purché si voglia far Natale. Il Natale non ti casca addosso, il Natale lo devi volere. Devi voler andare a Betlemme, devi voler scegliere le scelte di Cristo. Se non fai questo atto, se non fai questo avvicinamento di sintonia con Cristo, non fai Natale”.
Proviamo quindi a interrogarci: io ho fatto il Natale? Se nel mio cuore non è cambiato nulla, se nel mio cuore non c’è il desiderio di portare un po’ di letizia e gioia in chi è sfiduciato o triste; se non sentirò il bisogno di tendere la mano a chi ha bisogno di me e l’impulso di alleggerire il dolore o la miseria anche di una sola persona, forse per me il Natale non ha trovato posto nel mio cuore. Invece se un giorno sarò percosso e perseguitato dalla sventura e perderò salute e forza e accetterò tutto con serenità e fiducia, ecco forse in me è presente il giorno di Natale. Cerchiamo di fermarci ancora una volta presso la grotta di Betlemme e accogliamo questo Bambino nel nostro cuore. Pace e bene!

Don PierLuigi