La Parola al Parroco – 19 Febbraio 2017

“QUALUNQUE COSA… LO AVETE FATTO A ME”

Prima accogliamo ciò che il Beato Charles de Foucauld ci suggerisce: “E’ proprio la nostra immagine: non è per noi che dobbiamo lavorare sulla terra; siamo degli schiavi; tutto il nostro lavoro appartiene al nostro Padrone. Ci affida dei talenti: non è per noi né per gli altri che dobbiamo farli  fruttificare; essi non ci appartengono e noi non apparteniamo a noi stessi; non possiamo disporre né di loro né di noi stessi; non possiamo fare niente di alcuno dei nostri istanti né in vista degli altri né in vista di noi; non ci apparteniamo, non più delle nostre facoltà, né dei nostri beni; tutto è di Dio, tutto ciò che abbiamo e tutto ciò che siamo; non possiamo disporne né per gli altri né per noi; tutte queste cose e tutti questi istanti appartengono al nostro Padrone e devono essere impiegati, dispensati unicamente in vista di lui e in obbedienza alle sue istituzioni, secondo la sua volontà… E’ per pura giustizia: <Rendete a Dio ciò che è di Dio>.

Oggi facciamo fatica a sentirci chiamati ad amministrare i doni e le possibilità che possediamo. Per noi ciò che abbiamo è frutto nostro e quindi non è facile condividere i nostri beni con chi accanto a noi sta attraversando un periodo di crisi. Troppe volte c’è la tentazione di volgere il nostro sguardo dalla parte opposta quando incontriamo una persona che ci chiede un aiuto. Eppure in lui è presente l’immagine di Dio che ha creato noi e loro e che ama tutti allo stesso modo. Gesù ci chiede di condividere con il fratello ciò che lui ci affida perché Lui si fida della nostra collaborazione e ci chiede di non impossessarci dei doni che abbiamo ma ci chiede di saperli condividere. Infatti i talenti che Dio ci affida è l’amore che Dio Padre ha verso di noi e che deve duplicarsi nella mia risposta d’amore verso i fratelli. Rispondere a questo amore ci fa ciò che siamo: figlio uguale al Padre. Gesù affidandoci questi talenti, questi doni ci dice di seguire il suo esempio che ci ha affidato questo amore non per tenerlo per noi, ma per condividerlo con il fratello meno fortunato di noi. Se il talento è il dono d’amore ricevuto, il nostro amore per Lui nei poveri è il talento che siamo chiamati a guadagnare. Solo così diventiamo come lui, ed entriamo come figli nella gloria del Padre suo e nostro. Dobbiamo tener presente che, se non siamo pronti a condividere questi doni, questi talenti che Dio ci affida e li teniamo soli per noi, siamo dei ladri e non viviamo il settimo comandamento che ci dice di non rubare. Per chi mi ha seguito nella catechesi sa che qualora noi ci impossessiamo dei beni che Dio ci affida questo è rubare e va contro il comandamento. Chissà se qualche volta facciamo questo tipo di esame di coscienza: so essere solidale con il mio fratello e so condividere il bene che Dio mi affida, oppure sono un ladro senza che lovoglio riconoscere? Dio ci affida dei talenti: sappiamo essere persone che vivono la solidarietà, o siamo dei ladri?  Sforziamoci di desiderare essere dei discepoli di Gesù e di vivere con gioia il nostro cammino di fede.  Pace e bene.   Don PierLuigi